Le manie di Ninfa – Parte 6

Ninfa all'università

Ninfa è da sola, per i vicoli desolati della sua città Catania, perché sta rientrando da una delle sue solite folli avventure. In realtà quella non è la sua città. Lei viene da un paesino, ma per studiare all’università si è trovata costretta ad affittare una casa. Ma buon per lei, perché così si è ritrovata decisamente più libera.

Vive in un bilocale, completamente da sola ed è meglio così. Ninfa ha 25 anni, avrebbe già dovuto terminare il suo percorso di medicina, ma è rimasta indietro di qualche anno, perché ha i suoi tempi e vuole concedersi la sua libertà, le sue esperienze, senza dover sottostare a quel folle ritmo. In verità all’inizio ci teneva decisamente di più a superare le materie in fretta e con voti alti. Tanto che si era abbassata a fare qualcosa di cui non andava molto fiera.
C’era una materia del secondo anno che proprio non riusciva a superare. Il professore era un sessantenne che provava gioia nel rendere la vita complicata agli studenti, ma che sapeva apprezzare le studentesse che dimostravano “interesse”. Aveva sentito dire da colleghe più grandi che quello che bisognava fare era recarsi nel suo ufficio con la scusa di avere necessità di qualche chiarimento con una scollatura o con una gonna corta, insomma qualcosa del genere. Così lei si era messa una magliettina stretta e un pantaloncino corto. “Buon pomeriggio, professore, sono qui per dei chiarimenti” – “Oh si, salve si accomodi pure.. Che bellissima maglietta!” – Lui andò dritto al punto, partendo dal complimento fino a dire “Sa, signorina? Io vorrei metterle la lode all’esame, ma ci sarebbe un lavoretto manuale da fare, se la sente?”.

Già allora Ninfa non era per niente ingenua, capì al volo di che cosa si trattava e acconsentì. Pensò che quel gesto, breve, le avrebbe risparmiato diversi pomeriggi di studio, così rispose “Certo professore, anche adesso”. Così lui le fece cenno di avvicinarsi, di venire dal proprio lato della scrivania. Lasciò sedere lei sulla sedia, mentre lui si poggiò sulla scrivania iniziando a slacciare i pantaloni. Dalle mutande si poteva già vedere l’erezione. Quel vecchio porco si era già eccitato fin dal primo secondo in cui l’aveva vista entrare da quella porta, forse da prima ancora, proprio all’idea che quel pomeriggio la avrebbe ricevuta, perché forse già sapeva come sarebbe andata a finire. Ninfa quindi gli abbassò le mutande e trovò un cazzo duro, scodinzolante. Lo afferrò con decisione con la mano destra e iniziò a menarglielo. Solo una volta Ninfa alzò lo sguardo e trovò il viso compiaciuto ed eccitato del professore, cosa che non la fece sentire molto a suo agio, così da quel momento si limitò ad osservare quel vecchio cazzo che nonostante gli anni non aveva per niente perso vigore.
Qualche minuto dopo cambiò braccio, dopo ancora fece direttamente con entrambe le mani. Fu un sollievo quando finalmente la fermò e si diede lui stesso gli ultimi colpi per poi venire dentro un fazzoletto. “Signorina, mi ricordi il suo cognome, così al prossimo esame saprò a chi dare la lode” – La spensieratezza con cui lo disse fu disarmante, come se fosse tutto normale. Di certo fu una delle esperienze che cambiò il modo di vedere il sesso da parte di Ninfa. Come se fosse normale che tutti gli uomini volessero solo approfittarsi del suo corpo. Come se potesse sfruttarlo per ottenere ciò che voleva lei, senza alcuna conseguenza.
Ninfa adesso è da sola, per le strade desolate della città in cui vive ed è notte fonda. Il suo passo è accelerato perché vuole subito tornare a casa.

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